Il macello climatico:
chi è il responsabile?

di Aldo Meschiari
Quasi +35°C a Londra, quasi +35°C a Parigi, fino a +38°C in Spagna, +30°C in Scozia, fino a +37°C in Francia sudoccidentale, +36°C ad Alessandria in Piemonte: l’ondata di caldo che ha colpito l’Europa occidentale a fine maggio 2026 è storica. In molte occasioni si sono superate le medie trentennali di dieci gradi, ma in alcuni casi l’anomalia termica è arrivata +15°C.
Antropocene o capitalismo?
Si è trattato di una «cupola di calore», ovvero una «heat dome», che dopo aver trasportato aria caldissima dalle latitudini subtropicali, per lo più dal Maghreb occidentale, sull’Europa occidentale, attraverso il fenomeno della subsidenza ha ulteriormente surriscaldato l’aria già molto calda con lo schiacciamento verso il basso del promontorio anticiclonico.
Ecco perché si sono registrati decine di record storici per la parte finale di maggio in tutta l’Europa occidentale. Temperature tipiche di fine luglio o primi di agosto hanno interessato il Vecchio continente. Questa ennesima anomalia ha preoccupato le autorità europee, perché le ondate di calore estreme stanno diventando sempre più frequenti: possono arrivare con grande anticipo e diventare fino a dieci volte più probabili dell’era preindustriale.
Sappiamo ormai che siamo molto vicini ai +1,5°C di anomalia termica positiva globale rispetto al periodo preindustriale. Gli accordi di Parigi quindi sono già saltati, sempre che qualcuno li avesse mai presi sul serio. Non solo. Alcune regioni del pianeta si stanno scaldando in modo molto più veloce. Ad esempio, l’Artico, e anche il nostro Mediterraneo. Sono gli «hotspot», uno dei quali è rappresentato dalla vecchia Europa.
Un’atmosfera, o meglio, una troposfera più calda significa non solo ondate di calore estremo più frequenti, ma anche fenomeni meteorologici molto violenti perché il calore è energia. Molte regioni del globo diverranno inabilitali, o molto inospitali, e purtroppo le zone più a rischio sono quelle più antropizzate.
Le grandi megalopoli e conurbazioni subtropicali dell’Asia, del Bacino del Mediterraneo e del continente americano tra il Messico e gli Usa, oltre alla fascia del Tropico del Capricorno, sono a forte rischio. In quelle aree vivono miliardi di persone: se dovessero divenire inabitabili, scatenerebbero migrazioni di proporzioni mai viste nella storia dell’uomo verso stati posti a latitudini maggiori. Con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. Tale rischio è stato già spiegato dall’Ipcc e descritti in libri come Effetto serra, Effetto guerra di Antonello Pasini.
Ciò che però colpisce, almeno in chi ha la consapevolezza scientifica della catastrofe climatica e ambientale che stiamo vivendo, è la mancanza di comprensione che non è l’uomo in genere il responsabile di questo macello ambientale, ma una piccola minoranza che vive «cannibalizzando» gli altri uomini e donne e soprattutto la natura.
Si chiama Capitalismo. Un sistema economico, ma sarebbe più corretto definirlo totalitario perché fagocita ogni ambito della vita umana, che ha l’unico scopo di trarre profitto da ogni aspetto della realtà. Massimizzare i profitti, questo è il suo imperativo categorico: a tutti i costi!
Le emissioni di CO2, nonostante quello che vogliono farci credere, continuano ad aumentare, stabilendo ogni anno nuovi record. Ma chi sta inquinando davvero il Pianeta? Perché ci ostiniamo a definire la nostra era Antropocene?
Non è l’umanità la causa
Non è l'umanità come specie la causa della crisi climatica, ma solo una minoranza di questa.
Proviamo ad analizzare questa tabella prodotta da Oxfam nel 2022.

Nella prima colonna troviamo le varie fasce di reddito globale. Nella seconda colonna le emissioni annuali per persona in tonnellate di CO2 equivalenti (unità di misura standard utilizzata per confrontare l'impatto sul riscaldamento globale dei diversi gas serra).
Partiamo dalla prima riga: il 50% dell'umanità, la parte più povera, emette ogni anno per persona 1,6 tonnellate di CO2e.
Nella seconda colonna troviamo il 10% della popolazione più ricca: ogni persona appartenente a questa fascia di reddito emette 31,2 tonnellate di CO2e, cioè circa trenta volte di più del 50% più povero.
Nella terza colonna troviamo la fascia di reddito dell'1% più ricco del pianeta. Ogni persona appartenente a questa fascia emette 110 tonnellate di CO2e. Quindi più di 100 volte la quantità emessa dal 50% più povero.
La quarta colonna rappresenta lo 0,1% più ricco del pianeta. Qui ogni persona emette all'anno 467 tonnellate di CO2e.
Arriviamo all’élite più ricca del pianeta.
Lo 0,01% più ricco emette per persona 2.531 tonnellate di CO2e ogni anno, cioè più di 2 mila volte ciò che emette la metà più povera.
Ma se arriviamo ai 20 miliardari più ricchi del pianeta, ognuno di loro emette ogni anno 8.190 tonnellate di CO2e, ovvero 8 mila volte di più di ogni persona appartenente al 50% più povero.
A questo punto viene spontanea la domanda: chi sta inquinando davvero l'atmosfera causando il Global Warming?
























