Caldo devastante:
il responsabile si chiama capitalismo

Volantino del Pdac per le fabbriche e i luoghi di lavoro
Circa 200 mila morti negli ultimi quattro anni in Europa per il caldo eccessivo, soprattutto nei Paesi mediterranei. Una mattanza che colpisce sempre di più le persone più fragili della società: malati, anziani, lavoratori costretti a faticare sotto il sole o in ambienti non adeguatamente climatizzati. Spesso sono le persone più povere, che non hanno la possibilità di usufruire di climatizzatori o vivere in case fresche. Sappiamo ormai che siamo molto vicini ai +1,5°C di anomalia termica positiva globale rispetto al periodo preindustriale. Gli accordi di Parigi quindi sono già saltati, sempre che qualcuno li avesse mai presi sul serio. Non solo. Alcune regioni del pianeta si stanno scaldando in modo molto più veloce (l’Artico e il nostro Mediterraneo). Molte regioni del globo diverranno inabitabili, o molto inospitali, e purtroppo le zone più a rischio sono quelle più antropizzate.
Le grandi megalopoli e conurbazioni subtropicali dell’Asia, del Bacino del Mediterraneo e del continente americano tra il Messico e gli Usa, oltre alla fascia del Tropico del Capricorno, sono a forte rischio. In quelle aree vivono miliardi di persone, che potrebbero essere costrette a migrazioni di proporzioni mai viste nella storia dell’uomo.
Non è l’essere umano in genere il responsabile di questo macello ambientale, ma una piccola minoranza che vive «cannibalizzando» gli altri uomini e donne e soprattutto la natura. Il responsabile si chiama capitalismo. Un sistema economico che ha l’unico scopo di trarre profitto da ogni aspetto della realtà. Massimizzare i profitti, questo è il suo imperativo categorico: a tutti i costi!
Le emissioni di CO₂, nonostante quello che vogliono farci credere, continuano ad aumentare, stabilendo ogni anno nuovi record Gli studi prodotti da Oxfam ci dicono che l’1% più ricco del pianeta emette all'anno 467 tonnellate di CO₂. Mentre il 50% più povero emette ogni anno solo 1,6 tonnellate di CO₂. Se poi arriviamo alla parte più ricca, i veri padroni del sistema capitalistico, lo 0,01% emette ogni anno ben 2.531 tonnellate di CO₂, cioè più di 2 mila volte ciò che emette la metà più povera.
Nei luoghi di lavoro le condizioni sono disumane. La maggioranza delle fabbriche non ha dispositivi di climatizzazione, senza contare chi lavora all’aperto (nei campi, sulle strade o nei cantieri, ad esempio). Lavorare in queste condizioni significa rischiare la vita! Condizioni devastanti si riscontrano anche nelle scuole: i nidi e le scuole dell’infanzia sono aperti fino a fine giugno e negli istituti superiori sono in corso gli esami di maturità. Solo il 7% degli istituti sono dotati di impianti di climatizzazione (e solo in alcune aule): la stragrande maggioranza degli edifici scolastici non ha nemmeno un numero adeguato di ventilatori. Simile è la condizione delle università. A tutto ciò si aggiungono i numerosi blackout, soprattutto nei quartieri popolari e operai, che spesso durano diverse ore, rendendo impossibile persino utilizzare un ventilatore.
Come ai tempi del Covid, nessuna misura viene presa per tutelare la salute di chi lavora e studia. Si parla al massimo di cassaintegrazione, che andrà a colpire le tasche degli operai. Come sempre, il profitto vale più della vita di milioni di persone. Ma come ai tempi del Covid è possibile dare una risposta con gli scioperi e con la lotta!
L’unica soluzione possibile alla devastazione climatica è l’abbattimento del capitalismo e la costruzione di un’economia socialista pianificata che metta un freno alla produzione infinita di merci che distrugge l'ambiente a solo vantaggio dei profitti dei capitalisti.
Organizzati con il nostro partito per costruire un’alternativa di sistema!
























